Dal Bresciaoggi
Di Roberto Bianchi
fotografia di www.ilariapoli.com
16 luglio 2017
Varie zone di Brescia
Se per chi è sopraggiunto dopo quegli anni appare piuttosto difficile immaginarsi quelle più vistose, fra le coordinate che regolavano la quotidianità della società bresciana che, soprattutto in provincia, era spesso preindustriale ( almeno sotto alcuni aspetti) e pre-televisiva (sotto quasi tutti, con il resto del Paese) sembrerà quasi impossibile o almeno poco attendibile la rappresentazione di una società ingenua, credulona, aperta alle incursioni di e in misteri a portata di mano, sensibile ad una religiosità popolana più che popolare, in cui sacro e profano talvolta si mescolano. Eppure era così e la causa stava proprio in quella Cultura ancora prevalentemente agricola che contraddistingueva molta parte della nostra Provincia. Non potrò essere dettagliato, perché non è escluso che qualcuno dei protagonisti di questa storia sia ancora in vita così com’è del tutto certo ci siano congiunti sopravvissuti che non gradirebbero una “pubblicità” che risvegliasse le antiche dicerie, ma un ricordo di quegli anni mi piace condividerlo.
Erano molti i paesi della provincia che potevano vantare fra i residenti persone “possedute” dal demonio. Quasi sempre erano femmne, spesso ben oltre la mezza età e quelle donne che “avevano addosso il diavolo” godevano di una qual certa sospettosa e malcelata attenzione. Non che venissero escluse, anzi, talvolta poteva capitare che qualcuno si rivolgesse a loro, in virtù della speciale fama – e dei supposti “poteri” che in verità condividevano anche con i nati prematuri e “settimini” -alla ricerca di lenimento da un male fisico o d’amore. Diciamo che spesso erano isolate come dei virus potenzialmente malefici, tenuto sotto un discreto controllo sociale. I sacerdoti non si pronunciavano mai, ufficlamente, su quelle questioni anche se una certa prudenza nelle frequentazioni, protetti dal confessionale molto spesso si sentivano di suggerirla.
Generalmente le indemoniate non avevano un marito e non esistendo ancora una legge che, per evitare fastidiose discriminazioni, imponesse di definire come signore tutte le femmine che avessero raggiunto la maggiore età, quelle zitelle erano, per tutti in paese, “signorine”. Il termine, non privo di una certa leziosità avrebbe potuto suggerire dolcezza e garbo speciali, ma al contempo denunciava una condizione di eccentricità piuttosto inspiegabile: donne senza marito sottrattesi al proprio destino “naturale”! A ben guardare, non mancavano donne “felicemente” sposate che probabilmente ci avrebbero guadagnato ad essere possedute dal diavolo piuttosto che da mariti rozzi, ubriaconi e maneschi, ma questa è un’altra storia. Anch’io conobbi un’indemoniata, da cui mi porto mia madre in seguito ad una “storta” nella caviglia ottenuta giocando a calcio. La signorina x era specializzata nella cura di slogature, distorsioni e acciacchi simili: generalmente operava manualmente con sorprendente sapienza, acquisita chissà come e dove, mentre a volte si aiutava con intrugli, per esempio, costituiti dalla stoppa usata dagli idraulici imbevuta di albume d’uovo che, una volta depositata sulla parte colpita, seccando diventava una specie di “gesso leggere”, una blanda steccatura. però funzionava. O forse funzionava la suggestione distribuita a piene mani dai pochi eletti, singolari quanto improbabile “testimoni oculari” che, credendoci loro per primi, sussurravano con occhiate di complicità di aver assistito personalmente a fenomeni di ben altra natura, paranormali, determinati da ingerenze demoniache.

Forse fu per questo che quando tempo dopo averne ricevuto le cure per strada incontrai la signora x, riuscii a scorgere distintamente, nella sua ombra proiettata sul muro, un bel paio di cornetti emergenti dai capelli, secondo la miglior tradizione iconografica per ragazzi del tempo. Ho già raccontato in altra storia che la sera in cui la signorina x se ne andò da questo mondo, persino il medico che le prestò le ultime cure dovette piegarsi alla richiesta dei parenti che pretesero si facesse il segno della croce per riuscire a praticarle quell’endovenosa che, inutilmente, aveva già tentato di iniettare più volte. Aggiungerò che nel cortile dove abitava la signorina x, risiedeva un’altra signora anziana come lei, ma vedova. Poco distante abitava la figlia di quest’ultima che d’improvviso cessò di andare a visitare ed accudire l’anziana madre – autosufficiente, sì, ma pur sempre malandata – preferendo dirottarsi verso la cugina della posseduta. Suscitò interrogativi e maldicenze in tutto il circondario la nuova abitudine della figlia ingrata, e provocò gelosie e dolore nella madre che, tuttavia, ben si guardò, per paura del malocchio, dall’affrontare la questione esplicitamente.
Certo è che visse male la situazione: gratificante vendetta la ottenne soltanto dopo la morte della sua antagonista, quando la figlia, finalmente tornata all’ovile, le confessò d’essere stata a lungo preda di incubi in cui la diabolica defunta, evidentemente insoddisfatta degli incontri diurni, le gironzolava intorno al letto pure la notte, avviluppandola sempre più nella propria inquietante trama: il malocchio, quindi, spiegava tutto. Il malocchio spiegava anche molte altre cose, ed in effetti non era insolito che dopo aver rovistato nell’interno dei materassi di sventurate persone che, genericamente, “non stavano bene”, vi si trovassero crocifissi di lana o crine raggrumate e, nei casi più eclatanti, figurine stilizzate in fil di ferro, su modello delle bamboline vodoo, ma tutte magicamente autoprodottesi.
Inutile dire che i ritrovamenti venivano confermati dai materassi che, all’epoca, giravano per i cortili a “rinnovare” i talami usurati. Nei casi in cui una malattia diagnosticata tardivamente spedisse al creatore alcune fra le vittime del malocchio, la fantasia popolare non si arrendeva e unanimemente imputava alla maledizione pure l’insorgere della malattia. Ho nostalgia di quel tempo, in cui non c’erano psichiatri televisivi ad informare il popolino sulle capacità della mente e delle sue patologie di condizionare le esistenze: rassicurante poter pensare che la “malvagità” fosse un elemento “esterno”, inserito da un demone “estraneo” alla comunità e che perciò si poteva estirpare, e non invece uno dei suoi tanti ed eterogenei elementi costitutivi.
Rassicurava poter pensare che con una bella benedizione la cattiveria potesse essere allontanata, se non proprio debellata. Era divertente, anche se decisamente poco scientifico, che il mistero e la magia fossero consueti, parte del panorama intimo delle nostre esistenze ingenue alimentate anche da suggestioni che, come le fiabe classiche, ci impaurivano e ci divertivano al contempo.
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