Vivo in un paesino della Franciacorta, quel paesino che tutti gli anni, da tanti anni, festeggia il carnevale con la sfilata dei carri. Si chiama Erbusco.
Da anni la mattina vengo svegliata dalla musica carnevalesca e da maschere che saltellano divertite, si parcheggiano proprio sotto casa mia, in attesa della sfilata. E’ sempre stato un bel risveglio. Stamattina no, la pioggia ha imposto il cellophane per riparare casse e statue in cartapesta.
Io ed il mio piccolo abbiamo fatto una veloce danza della pioggia, perché non siamo scaramantici e sappiamo che il mondo va tutto al rovescio…e per ora ha smesso 🙂
Ma rimpiango il mio sacchettino spolverino vietnamita anti-monsone…oggi ci vorrebbe proprio
E che il carnevale abbia inizio!
Assaggi degli anni passati…


Occhi lucenti e belli,

Per nulla impaurito, Franco Mazzotti ricominciò nelle sue spericolate attività.



























































































































































avamo sul fatto che per capire se avessero visionato una relazione o un bozzetto bastava controllare in controluce se sul foglio fossero visibili le impronte di polvere d’officina o di grasso che macchiavano ormai indelebilmente anche le loro mani nelle quali, piuttosto frequentemente, non c’erano quasi mai tutte le dita. Attualmente erano diventati padroncini o industriali, pieni di soldi e con auto che potevi solo invidiare, ma la loro avventura ( o quella dei loro padri), spesso era partita all’insegna della fatica, del sacrificio e, soprattutto. del lavoro personale, senza contare le ore, dietro al bancone o alla macchina e le dita mancanti, spesso, le avevano lasciate proprio lì. Non ci tenevano a dimenticarlo loro da dove erano venuti e, soprattutto, come erano arrivati – ma non potevamo ignorarlo nemmeno noi e allora sorgeva una forma di rispetto che ci faceva ridere meno di quella gente così tenace che del sacrificio aveva fatto l’unica forma ammessa di emancipazione individuale. Del resto, in quella terra, “arrivavano” quasi tutti coloro che imbastissero l’avventura imprenditoriale; certamente non è casuale che proprio in quegli anni il rapporto fra abitanti e attività produttive a Lumezzane fosse uno dei più alti d’Europa. Ce l’avevano nel dna la capacità della visione e, allo stesso modo in cui nessuna opportunità andava tralasciata per farsi strada nel Mondo, ogni singolo garage o scantinato poteva diventare l’embrione di un’attività produttiva. Ne hanno fatta di strada con le loro posate, le loro pentole e i metalli, questi Efesto di periferia che avevano solo uno “Hcòtòm” incomprensibile ed ora, spesso, hanno nomi noti nel Mondo. Sì, gente tenace e caparbia, quella, della quale si racconta dal 1600 in poi in testimonianze che ritroviamo in numerosi documenti storici e articoli di giornale.