Dal Bresciaoggi
Di Roberto Bianchi
05 Marzo 2017
La sponda occidentale del Garda
Acquista davvero una sua emblematica vocazione didascalica la consuetudine del flaneur, il botanico da marciapiede secondo la celebrazione di Baudelaire, se l’osservarli, mentre scorrono ai lati del nostro campo visivo, quegli edifici costruiti ben prima dell’abuso fascista – e che per un paio d’anni ne hanno tuttavia rappresentato qualche aspetto per poi tornare, liberati, ad una funzione – impone riflessioni sulla irrimediabile provvisorietà delle cose degli uomini. E’ una consapevolezza che può catturarci più spesso di quanto ci si possa immaginare, ed anche a latitudini diverse dalle nostre, ma che in questo caso aggredisce con una forza esagerata perché si osservano le testimonianze di quel regime fascista che solo pochi decenni fa – e per uno storicamente breve periodo davvero insopportabilmente lungo – ha infestato il nostro Paese e, nel suo tragico colpo di coda repubblichino, la nostra provincia provocando lutti, dolore e morte.
Quegli anni terribili ci sono ancora troppo vicini, perché si possa ” pensarli” senza un coinvolgimento emotivo che può esulare dalla dimensione strettamente culturale e storica. Com’è noto, dopo essere stato liberato il 12 settembre del 1945 dalla prigionia sul Gran Sasso, Mussolini approdò a Monaco per incontrarvi Hitler e prendere ordini e istruzioni. Fu da là che proclamò via radio, la nascita della Repubblica Sociale Italiana. In un Italia divisa in due, la RSI non poteva che avere la propria sede nella parte settentrionale ancora in mano ai tedeschi e che aveva altre caratteristiche specifiche che la rendevano particolarmente apprezzabile.
L’area bresciana, infatti, era vicina al confine tedesco e vicina alle fabbriche d’armi ed alle grandi industrie siderurgiche che potevano quindi continuare la produzione di merci da vendere alla Germania. A Milano c’era quindi il quartier generale del Duce, a Bergamo il Ministero dell’ Economia, a Brescia quelli delle Finanze e della Giustizia; inoltre c’erano Cremona, Verona, Padova, Venezia (dove venne tentata persino la realizzazione di una specie di nuova Cinecittà in sedicesimo, chiamata Cinevillaggio e affidata alle cure, fra gli altri, di Osvaldo Valenti tragica figura di “star del cinema” dell’epoca che per le proprie responsabilità sarebbe finito, insieme all’amata Luisa Ferida, fucilato dai partigiani) e altre città del Nord Est.
La zona del Garda era ritenuta tranquilla. Inoltre ospitava sul proprio territorio eleganti costruzioni, comodi e raffinati alberghi, ville private prestigiose che costituivano la sistemazione ideale per ufficiali italiani e tedeschi e per attività di rappresentanza. L’attività delle bande partigiane in quei luoghi era quasi inesistente, mentre la distanza con i nuovi confini tedeschi che, dopo l’annessione del Trentino, si trovavano a Limone era di solo di una ventina di chilometri, per esempio, di Gargnano dove, oltre alla residenza ufficiale del Duce presso villa Feltrinelli (e della quale già abbiamo scritto in un’edizione precedente) c’erano le sedi della guardia personale del Duce, del Comando tedesco e del Consiglio dei ministri. Fra gli uffici istituzionali e le rappresentanze qui se ne pos
sono ricordare solo alcune.
A Salò, Il Ministero degli esteri e quello della Cultura Popolare, la Legione Ettore Muti e la X Flottiglia MAS (l’esercito “privato” di Julio Valerio Borghese), l’Agenzia Stampa “Stefani” e il Comando della Guardia Nazionale Repubblicana, il Comando della Polizia Repubblicana e la Casa del Fascio. A Toscolano Maderno, il Ministero dell’Interno e l’Ambasciata tedesca. Anche a Polpenazze, San Felice del Benaco e Gardone Riviera ospitavano sedi istituzionali di quello “Stato” fantoccio. Per orientarsi più dettagliatamente in questo percorso si può ricorrere all’aiuto di uno scorrevole opuscolo che il consorzio Alberghi della Riviera del Garda di Gardone Riviera – Salò (C.A.R.G.) realizzò una ventina di anni fa e che si può facilmente trovare anche in internet.
Si accede così ad un percorso inconsueto e dettagliato che mostra un reticolo di memorie, la fotografia di come si dispiegò il potere fascista sul Garda. A Toscolano Maderno, vicino al Municipio, le scuole elementari erano sede del Ministero degli Interni dove, al pianterreno, fra gli altri alloggiava Herbert Kappler, il macellaio delle Fosse Ardeatine. Sul lungolago, dove ora c’è la Pro Loco, vi era la residenza privata del gerarca Alessandro Pavolini, capo del Partito Nazionale Fascista. E la sede del PNF (nonché del comando delle Brigate Nere) si trovava nell’attuale Hotel Golfo. E ancora: Villa Gemma, Villa Mimosa, Villa Bassetti.
A Fasano era molto rilevante la presenza tedesca: Villa Ideale, Villa Elvira (oggi Hotel il Riccio), l’Hotel Bellariva (oggi Villa Mater Ecclesiae), per dirne alcune, erano strutture requisite e utilizzate dai nazisti. A Gardone Riviera, presso Villa Fiordaliso (oggi rinomato ristorante), prima di essere trasferita a Villa Mirabella, all’interno del Vittoriale, viveva la sorveglianza costante di un tenente SS, l’amante del Duce, quella Claretta Petacci che insieme a lui avrebbe finito i suoi giorni abbattuta dalle raffiche di mitra dei partigiani a Giulina di Mezzegra, sul lago di Como. Villa Alba era adibita a luogo di cure a base di fanghi per i gerarchi. Villa Roma era sede della Wermacht, mentre Villa Besana ospitava il comandante generale delle SS. Il Grand Hotel Gardone, il Grand Hotel Fasano, il Savoy Palace, l’Hotel Bellevue erano ospedali controllati dai tedeschi…
Sono davvero troppi da elencare i luoghi gardesani del potere fascista dove ci sembra ancora di vederli, aiutati dalla “memoria” costruita dal Cinema, quegli uomini in divisa. Osservando gli edifici tornati a nuovi pacifici fasti pensiamo che anche la loro solo transitoria perturbabilità definisce il carattere illusorio di quell’avventura chiamata RSI, sanguinosa e ridicola. Tragica e triste. Feroce.
Leave a reply